Vita Reale

Senza Luce

Stasera ho incontrato un amico che non sentivo da un po’ di tempo, uno dritto, di quelli che non è facile ottenere l’amicizia ma che poi ci fai dei bei discorsi insieme. Quel tipo di persone piuttosto introverse con cui tendo ad andare d’accordo. Abbiamo parlato un po’ di tutto, quel tanto che è bastato perchè tornassi a scrivere qualcosa di personale dopo tanto tempo su questo blog.

E’ capitato che io e mio padre siamo andati a cena al McDonalds, questa settimana. Ci siamo seduti fuori, perchè dentro era caldo. Io ho preso come sempre l’unico menù senza verdure, perchè non mi piacciono, non mi sono mai piaciute. Lui ha preso la stessa cosa, perchè non sapeva i nomi degli altri panini, o non aveva voglia di sforzarsi. Forse avrei dovuto aiutarlo a scegliere qualcosa di più classico, un Big Mac, non so.

Non è che ci siamo detti molto durante la cena, e non so se è un bene o un male. Non ero per niente tranquillo, con lui mi sento sempre come se dovessi dimostrargli qualcosa, qualcosa che però non ho e forse non avrò mai. Sono destinato a renderlo infelice. Che poi, infelice neanche tanto. Indifferente, più che altro. Mi rendo conto di architettare sempre qualcosa per risvegliare la sua attenzione, qualcosa che possa interessarlo in qualche modo, ma con scarsi risultati. Il più delle volte che mi convinco di considerare uno scambio di battute come complicità, ottengo l’unico risultato di risultare con le mie idee stravagante e persino fastidioso. Perchè dovrei avere voglia di partire per un viaggio in Vespa? Perchè dovrebbe darmi gusto farlo stare in pensiero? Non è così che dovrebbe leggermi, ma ormai è troppo tardi.

C’erano dei ragazzi qualche tavolo più in là, che ridevano e scherzavano fra di loro. In quel momento, e anche adesso, avrei voluto essere uno di loro. Uno qualunque, anche il più rozzo. Mi chiedo: se non fossi io, se fossi diverso, mio padre sarebbe forse felice? E’ contento di avere un figlio come me? O mi vorrebbe cambiare con qualcun altro? Sono solo “una croce, ognuno c’ha le sue, può capitare, che ci vuoi fare in fondo nella vita quel che ti tocca ti tocca” oppure posso ambire a valere qualcosa per lui?

Ma lui continua a mangiare, si alza un po’ di vento che fa volare i tovaglioli. Non mi dice niente.
Non saprò mai niente probabilmente. Resterò con il desiderio di essere qualcun altro e il senso di colpa per essere io.
Provo a dire qualcosa di simpatico, perchè mi andrebbe di ridere per qualche stronzata.
Vorrei dirgli “Oh, mi dispiace se sono così, ma ti giuro che non è colpa mia… Se potessi sarei un figlio migliore ma non ci riesco… Però mi ci impegno eh, non è che mi dà gusto a deludere la gente… Scusami… Vedi quello che puoi fare con me…”

Ci alziamo e torniamo a casa, lascio che guidi lui, avrei voglia di addormentarmi sul sedile e dormire per i prossimi 5 anni.
Siamo a casa, anche stavolta è andata così. Lui continuerà a fare la sua vita, senza voler sapere niente di me, e io la mia, senza luce come la canzone dei Dik Dik. Ma non basta dire che è la vita, a spingerci verso direzioni diverse.

Mcdrive

andrea

Volevo solo essere Reggie Miller.

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10 commenti

  1. Ti capisco benissimo, sembri me, io sono nella stessa situazione con mio padre, da sempre, e non riesco a darmi una spiegazione. Mi faccio le tue stesse domande, penso le stesse cose. L’unica differenza è che io e mio padre non siamo mai andati a mangiare fuori da soli e non credo succederà. Avvolte però penso che lui pensi le stesse cose che penso io, siamo uguali, e per orgoglio, vergogna o chissà che cosa nessuno dei due dice nulla.

  2. Mh. Non credo che a tuo papà non interessi la tua vita, nè ti consideri una croce, perchè dovrebbe, poi. Semplicemente avete gusti diversi, età diverse, mondi diversi e non sa cosa dirti. Normale. La vespa poi spesso non la capiscono manco i nostri amici o colleghi, figurati. Siamo un po’ stravaganti è vero. Ho passato il mio we in piemonte sul mio trabiccolo del 79, Giacomo era con il suo et3, mi sono svegliata alle 5.15 per essere al lavoro alle 9.00 stamane, facendomi 130 km di statale per tornare a Genova, e mi sono divertita un sacco. Ora che ti scrivo la mia vespa, si proprio lei, sta nel living con me, la porto a far la nanna tutte le sere in casa. Ti manderò la foto, oltretutto il chiarodiluna si intona con il satinato di alcuni particolari del mobilio.
    Chi lo capirebbe se non un altro vespista che non sia un po’ sopra le righe?
    Infatti Giacomo non ci ha trovato nulla di strano.
    Mia mamma è dal 1987 che mi dice solo vai piano. Solo quello. Non sa che la vespa va piano di suo. Comunque se vuoi fare un viaggio in vespa e risalire la west coast sappi che a Genova un posto per te c’è sempre.
    Buonanotte Andrea.

  3. Grazie Mad, è bello sapere che leggi il mio blog ed è ancora più bello leggere i tuoi commenti. Non vedo l’ora di risalire la West Coast per venirti a trovare. Magari lo farò presto, appena finirà quest’infernale sessione d’esami. Un abbraccio forte.

    P.S. grazie Giacomo per il commento. qualcuno dice che non è mai troppo tardi. sarà vero?

  4. Un bel post, credo che diversi padri dovrebbero leggerlo, così da imparare qualcosa, io sicuramente, sono capitato sul tuo blog cercando gli accordi di Dario Brunori. In questo periodo dove mi giro sento e vedo gente che parla dei propri padri,padri che sono morti da poco, padri che mancano da diverso tempo, tanto tempo come il mio, padri che è come se fossero morti.
    Io credo che Giacomo abbia centrato un pò il problema, certo gli stronzi ci sono, io forse lo sono pure stato, forse lo sono ancora, ma a volte c’è proprio la difficoltà a dire delle cose, a prendersi a cena e raccontarsi tutto, paure, gioie, dolori, ad abbracciarsi forte alla fine. Io un figlio come te lo vorrei sicuro, bada bene che ne ho due di cui sono comunque orgoglioso, ma già mi dicevo, vedi ti guardi intorno e scopri ogni volta che ci sono ragazzi pieni di vita e di cose che ti stupiscono. Ho una vespa anche io in garage, purtroppo è qualche anno che non la tiro fuori perchè ho un figlio piccolo. L’altra sera sono andato quasi al buio a sentire Brunori Sas e sono rimasto travolto dalla sua intimità e veracità. Davanti al palco c’erano cinque sei ragazzi che avranno avuto la tua età e mi sono detto, vedi che c’è ancora qualcosa che ti sorprende! Continua così, solo essendo fino in fondo te stesso tuo padre potrà scoprire di avere un figlio da amare, ciao un abbraccio da un papà.

  5. in verità no. In verità è un problema suo, di tuo padre. tu non c’entri niente. Io ho parlato. Gliel’ho urlato. Le cose son cambiate.

  6. Grazie ad Andrea Garbin, per pura curiosità, sono andato a leggermi anche io, il tuo scritto.
    Scusami quindi per l’invasione in casa altrui e per quanto vengo a commentare. Padre anch’io, anzi alla soglia dei 70, dovrei essere ormai anche nonno. Per cui il mio sarà un giudizio che risulterà “datato”.
    Innanzi tutto, tu mi sembri già molto più adulto di quei 20 anni che orgogliosamente dici di avere (una volte li “avetti” anch’ io, ma ti confesso che non ero, malgrado i tempi preistorici, così acuto e profondo!). Tu sei un antico saggio nei panni di un giovane dei giorni nostri.
    Chi forse esce con un quadro un poco sfalzato è tuo padre, giovane del resto anche lui (considerando la tua età), descritto nell’ atteggiamento di un padre sempre sulla diffensiva su tutto. Non certo per “cattiveria”, “disinteresse”, ma forse proprio per il timore di apparire ansioso, preoccupato, si cela dietro il silenzio dell’incomunicabilità. Io ho mantenuto e ancora mantengo questa forma comportamentale. Assolutamente sbagliata, ma che la maggior parte dei genitori maschili (le mamme sono tutt’altra cosa) e dei figli, “masculi” anch’essi (anche qui le ragazze sono più aperte ed espansive), credono di dover mantenere nel timore di dover dire un bravo, ti voglio bene, sono orgoglioso di te! Ma sappi, che un genitore è sempre orgoglioso di quanto fa il proprio figlio, già a partire dai primi anni di vita, solo che allora è più facile stringerlo al petto dargli un bacio e dire ti voglio bene. Perchè dall’altra parte c’è un esserino ingenuo che ancora riceve senza essere obbligato dal sapere che deve dare. Però anche dalla parte opposta, e non l’immagino, ma lo do per scontato, anche il figlio è orgoglioso del proprio padre, di quello che ha fatto per lui, per quello che sta facendo e che sarà disposto a fare. Manca solo una cosa a rinsaldare questi atteggiamenti bipartisan : una incomunicabilità voluta e da sempre. Scriverlo è una cosa più facile, se poi viene scoperto dal destinatario, meglio ancora, ma dirla de visu ti lega la lingua e ti fa diventare rosso e sentire sdolcinato e poco virile. Ma non ti sentire in colpa, non sei nè il primo nè l’ultimo e poi se un colpevole effettivamente esiste, lo si deve ricercare tra la persona più adulta e quindi ci si immagina con più esperienza.
    Un cordiale saluto
    FG

  7. Nessuna invasione, amo quando le persone commentano il mio blog. Questo post ha ricevuto i commenti più belli in assoluto, e tutti negli ultimi giorni, grazie ad Andrea Garbin (e a Brunori Sas…).
    Le vostre parole mi fanno sentire meglio, sono io a ringraziarvi di cuore… Tornate a trovarmi, se volete.
    Con affetto, Andrea.

  8. Mi sarebbe piaciuto mettere un anonimo “like” a questo post, ma, non potendo, te lo scrivo così, nero su bianco: mi piace! Non mi vergogno a scrivertelo, nonostante tutto quello che ci siamo detti. Sei bravo, questo post lo rileggerò ancora e ancora, ne sono certo.
    Ciao Andrea.

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