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Perché i procrastinatori procrastinano?

** Attenzione: state per leggere la mia traduzione di questo articolo **

pro-cras-ti-na-re | verbo
l’azione di ritardare o posporre qualcosa:  la prima regola è evitare di procrastinare.

Chi mai avrebbe pensato di trovare, dopo decenni di battaglie contro la procrastinazione, la soluzione direttamente nel dizionario?

Evitare di procrastinare. Così elegante, nella sua semplicità.

Già che ci siamo, assicuriamoci che gli obesi non mangino troppo, i depressi non siano apatici, e qualcuno cortesemente dica alle balene spiaggiate che dovrebbero evitare di star fuori dall’acqua…

No, “evitare di procrastinare” è una frase che va bene solo per i falsi-procrastinatori, quelli che “Sono entrato su Facebook un paio di volte oggi in ufficio – Sono proprio un procrastinatore!“. Gli stessi che direbbero, a un vero procrastinatore, cose tipo: “Non procrastinare, ed ecco fatto“.

La cosa che né i dizionari, né i falsi-procrastinatori capiscono, è che per un vero-procrastinatore procrastinare non è un optional, ma una cosa che proprio non riescono a non fare.

All’università, la libertà improvvisa e incontrollata è stata un disastro per me – Non combinavo niente, mai, e per nessuna ragione particolare! L’unica eccezione era rappresentata dal fatto che di tanto in tanto dovevo fare delle relazioni; dapprima le facevo la sera prima della consegna, per poi realizzare che potevo farle durante la notte – e così feci – finché non m’accorsi che avrei potuto addirittura cominciarle al mattino presto, il giorno della scadenza. Questo atteggiamento ha raggiunto il suo parossismo caricaturale quando non sono stato capace di cominciare a scrivere una tesi da 90 pagine fino a 72 ore prima della consegna, un’esperienza che finisce con me nell’ufficio del dottore del campus che apprendo che la glicemia bassa è la ragione per cui le mani mi si intorpidiscono e non rispondono più ai comandi. (Ho fatto la tesi su -no, meglio di no)

Anche questo post ha richiesto molto più tempo del necessario, perché ho speso svariate ore facendo cose tipo guardare quest’immagine, rimirarla per un sacco di tempo e pensare a quanto facilmente mi sconfiggerebbe in una lotta… poi domandandomi chi vincerebbe in uno scontro tra una tigre e un leone, quindi cercando la risposta su Google… (vincerebbe la tigre)… Ho dei problemi.

Per capire perché i procrastinatori procrastinino così tanto, cominciamo col vedere il cervello di un non-procrastinatore:

NP brain

Tutto normale, no? Ora diamo un’occhiata al cervello del procrastinatore:

P brain

Avete notato qualcosa di diverso?

A quanto pare, nel cervello del procrastinatore l’Omino delle Decisioni Razionali convive con un animaletto – la Scimmietta della Gratificazione Istantanea.

Non ci sarebbero problemi – sarebbe perfino una cosa carina – se l’Omino delle Decisioni Razionali sapesse come badare alla Scimmietta. Ma sfortunatamente, non è stato addestrato per questo e si trova quindi completamente inerme di fronte alla scimmia, scimmia che gli rende impossibile svolgere il suo lavoro.

3 4 5 6

Il punto è che la Scimmietta della Gratificazione Istantanea è la creatura meno indicata per prendere decisioni – essa pensa solo al presente, ignora gli insegnamenti del passato e se ne frega del futuro; la sua unica preoccupazione è quella di godere più che può dell’attimo presente. Essa pensa: “Perché dovremmo esercitarci a suonare questo strumento se non è divertente? Perché mai dovremmo usare un computer per lavorare quando Internet è lì seduto che ci aspetta per giocare?” Per lei gli umani sono pazzi.

Nel mondo delle scimmie non ci sono di questi problemi – se mangi quando hai fame, dormi quando sei stanco, e non fai nulla di complicato, sei una scimmia di successo. Il problema è che il procrastinatore invece vive nel mondo degli umani, mondo in cui farsi guidare da una scimmia non è una mossa vincente… E così, l’Omino delle Decisioni Razionali, progettato per compiere – appunto – decisioni razionali e non per combattere per il controllo del timone, non è in grado di contrattaccare efficacemente la Scimmia – comincia inevitabilmente a sentirsi sempre peggio, man mano che i suoi fallimenti aumentano e viene così rimproverato dal procrastinatore.

E’ un bel casino. E con la Scimmia alla guida del timone, il procrastinatore si ritrova a passare la maggior parte del tempo nel Dark Playground (Oscuro Parco Giochi). *

Il Dark Playground è un posto che i procrastinatori conoscono molto bene; un posto in cui ci si svaga in orari in cui proprio non ci si dovrebbe svagare. Il divertimento nel Dark Playground non è divertimento vero, perché è del tutto immeritato; l’aria è piena di sensi di colpa, ansia, disprezzo per se stessi e paura. A volte l’Omino delle Decisioni Razionali punta i piedi e si rifiuta di farti perdere tempo in normali attività cazzeggianti, ma poiché la Scimmia di sicuro non ti lascerà lavorare, ti ritroverai in un bizzarro purgatorio di strane attività, in cui ci perdono tutti. **

7

Il povero Omino delle Decisioni Razionali, giù di morale, allora non può far altro che pensare a come dire all’umano che, invece di essere lui al timone, si è finiti di nuovo nel Dark Playground.

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Ma stando così le cose, com’è possibile che il procrastinatore combini mai qualcosa di buono?

A quanto pare, c’è una cosa che spaventa a morte la Scimmia della Gratificazione Istantanea:

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Il Panic Monster (mostro del panico) dorme per la maggior parte del tempo, ma si risveglia improvvisamente ogni qual volta una scadenza si avvicina troppo o se c’è pericolo di una pubblica figuraccia, un disastro lavorativo, o qualche altro risvolto terribile.

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La Scimmia della Gratificazione Istantanea, di solito imperturbabile, è terrorizzata dal Panic Monster. Come altro si potrebbe spiegare il fatto che la stessa persona che non è stata capace di scrivere una riga di introduzione in due settimane, improvvisamente acquisisce la capacità di stare sveglio tutta la notte, combattendo la stanchezza, e di scrivere otto pagine? Perché mai una persona estremamente pigra dovrebbe entrare in una serrata e rigorosa routine, se non a causa del Panic Monster e della sua minaccia di perdere il nostro fascino?

E questi sono i procrastinatori fortunati – ce ne sono alcuni che non rispondono neanche al Panic Monster, e nel momento di massima disperazione fuggono sull’albero insieme alla Scimmia, entrando in uno stato di auto-annichilimento.

E’ chiaro che non si può vivere così. Anche per il procrastinatore che in un modo o nell’altro riesca a concludere qualcosa e a rimanere un membro produttivo della società, qualcosa deve cambiare. Perché? Questi sono i motivi:

1) Non è piacevole. Decisamente troppo tempo prezioso viene buttato dal procrastinatore nel Dark Playground, tempo che potrebbe essere speso gustandosi il divertimento onestamente guadagnato facendo le cose per tempo. Il panico non è divertente per nessuno.

2) Il procrastinatore essenzialmente si sottovaluta. Egli finisce infatti per rendere al di sotto delle proprie capacità e non raggiunge il suo massimo potenziale, che si riduce con l’andare del tempo, riempiendolo di rimorsi e disprezzo per se stesso.

3) Le cose-che-devi-fare le fai, ma quelle-che-vorresti-fare no. Anche se il Panic Monster è costantemente presente nella carriera del procrastinatore, che così riesce a rimanere al passo con le scadenze, le altre cose per lui importanti nella vita – tenersi in forma, cucinare piatti elaborati, imparare a suonare la chitarra, scrivere un libro, leggere, o in generale imprimere un cambiamento al corso degli eventi – non si verificano mai, perché il Panic Monster non si occupa di questo tipo di cose. Così questo tipo di esperienze, che rendono la vita più ricca e ci fanno essere più felici, rimangono a marcire nella soffitta dei procrastinatori.

Ma allora, come può un procrastinatore essere felice? Lo scopriremo presto, nel prossimo articolo!

* molti di voi probabilmente stanno leggendo questo articolo mentre sono nel Dark Playground (e io lo sto traducendo sempre nel Dark Playground, NdT)

** Ho passato due ore nel Dark Playground subito prima di fare il disegno del Dark Playground, perché non avevo voglia di disegnare il segnale stradale, sapendo che ci avrei impiegato secoli (e così è stato).

***

Vi ricordo che avete letto la mia traduzione di questo articolo.
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andrea

Volevo solo essere Reggie Miller.

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3 commenti

  1. Brutta cosa il procrastinare. Quanti progetti non ho realizzato o portato a termine per la mia tendenza a rimandare.

  2. Grande grandissima analisi, mai letto niente di più convincente e arguto sul tema!! :)) E lo dice una procrastinatrice DOC così astuta che, pur di cazzeggiare -quando avrebbe una consegna abnorme e ormai prossima al Panic Monster- se ne va in rete a cercare articoli sulla procrastinazione!! E fa parte del Dark Playground anche scriverti i miei complimenti ADESSO (non potevo aspettare di finire l lavoro?!), ma -a parte la Scimmia che non poteva aspettare- te li meriti proprio! :))

  3. mi ci ritrovo in pieno. Sono una procrastinatrice professionista. Ho nontato che rendo di più sulle brevi distanze, e questo fatto avvalla il mio procrastinare continuo… tuttavia la mia vita è alla deriva più completa, non ho più nemmeno il timone…

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