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Ne approfitto per fare un po’ di musica… Live – Sergio Caputo (1987, CGD-Warner)

12 febbraio 2011

A volte mi chiedo perchè mia madre non mi abbia partorito un po’ prima. Se fossi nato, che so, 35 anni prima, sarei andato a curiosare a Pompei durante le registrazioni del live dei Pink Floyd del 1972. Ma se fossi venuto alla luce anche solo 25 o 23 anni prima, io sarei andato a vedere almeno una tappa del tour di Sergio Caputo, tenutosi tra il 1986 e il 1987, nelle città di Firenze, Bari, Napoli, Roma, Bologna, Genova, Torino, Aosta, Milano e Fiorenzuola. Per mia fortuna da questo tour è scaturito un CD, il primo e finora unico live (se si esclude “La notte è un pazzo con le mèches, 2009”, che è un bootleg d’autore), dal titolo (secondo me già stupendo e intrinsecamente caputiano) “Ne approfitto per fare un po’ di musica“, che altro non è se non una citazione di “Spicchio di Luna”, contenuta nell’album. Ad onor del vero, nel CD è presente anche un inedito registrato in studio, la celeberrima “Il Garibaldi Innamorato” (sulla gestazione del quale andrebbe scritto un articolo a parte).

Ne approfitto per fare un po' di musica

La copertina del disco

Il risultato è una cavalcata tra notti borghesi e bohèmien, situazioni ai confini della realtà, pennellate con la consueta ironia e disincanto agrodolce, il tutto impreziosito dall’atmosfera magica di un cantato live (con le sue inconfondibili irregolarità) e supportato da una band perfetta, composta da alcuni tra i migliori musicisti della scena italiana, che avrò sicuramente modo di citare in seguito.

(altro…)

Semplicemente: gli avanzati dal viaggio precedente

17 settembre 2010

Scusate per questa lunga latitanza, ma ho avuto troppo tempo libero ultimamente.

Ho diverse cose da dire, ho diverse cose da dire, ho diverse cose da dire (fade out), pertanto le frammenterò in più post a breve (mi auguro) distanza l’uno dall’altro. Comincerò da lontano: ho cambiato chitarra, perchè con quella di prima non ci andavo d’accordo, non siamo mai stati in sintonia, e mi ha lasciato. Fortuna che eravamo in separazione dei beni.

Con la nuova Ibanez semiacustica, usata parecchio (è una chitarra MILF praticamente), le cose vanno decisamente meglio, peccato solo che non gradisca gli accordi in prima posizione, abituata com’era a virtuosi semidiminuiti di stampo jazz. Ma se la sta cavando egregiamente e il nostro feeling aumenta di giorno in giorno.

E approfitto, oltre che per fare un po’ di musica, per celebrare la mia finalmente nutrita e preziosa collezione di vinili Caputiani: grazie ad un amico, un po’ idiota ma non per questo naif, sono entrato in possesso di una lisergica copia di “Un sabato italiano” prima edizione, con la scritta “Citrosodina” (altro che Idrofobine vegetali). Ma anche del primo EP pubblicato da Sergio, che è un oggetto forse ancora più bello del precedente. Ovviamente i dischi vengono tenuti in una stanza a temperatura controllata e dotata di tutte le misure di sicurezza del caso.

Un sabato italiano vinile LP

Avrei ancora poche cose da dire, ma preferisco procrastinare la faccenda, solo vorrei ringraziare tutti quelli che seguono questo blog (e sono tanti, troppi forse) e, sì, anche chi mi spia su twitter. Mi fate sentire… uno scemo.

Ah, ho messo a punto una nuova proporzione matematica:

Mogol : Mainstream = Panella : Indie