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27 giugno 2010

Cara C.,

tutta un’estate. Mi ricordo quei colori accesi, caldi, le  campagne bruciate, il bianco delle case, il blu irraggiungibile del cielo graffiato dalle unghiate degli aeroplani, l’azzurro accecante del mare, il verde dei fichidindia e l’aroma intenso di gelsomini. Il canto continuo delle cicale tutto il giorno e dei grilli tutta la notte. E quel nostro inseguirci per aeroporti e alberghi, quegli appuntamenti impossibili dalla Sicilia alla Svizzera, i chilometri d’autostrada, fare e disfare valigie con un solo pensiero: rivedersi ancora, chiuderci dietro la porta di un’altra camera di hotel e divorarci di baci. I nostri corpi affamati l’uno dell’altro. Tutto di nascosto.

E ancora di più ricordo i tuoi colori, il rosa delicato della tua pelle, il blu oceano dei tuoi occhi, il color grano selvatico dei tuoi capelli. Quei tuoi piccoli seni perfetti. Tu raggomitolata contro di me. Noi uno dentro all’altra. il tuo profumo. Le lenzuola attorcigliate la mattina. il disagio goffo di ogni addio, quel trascinare le valigie fuori della porta cercando di mantenere un’aria dignitosa. Tutta un’estate, senza mai doversi dire basta. Senza mai doversi giustificare di niente. E poi arrivò Settembre, e crudelmente si portò via quel nostro amore impossibile.

Cigno Bianco