Archivio della categoria: Libri

Leggere

18 giugno 2014

Il primo vero libro che lessi fu Taras Bul’ba di Gogol’, avevo forse otto anni, ricordo la meraviglia di trovare dentro quel libro senza figure con così tante pagine apparentemente uguali e monotone tante di quelle storie che a disegnarle tutte uno non ci sarebbe riuscito nella sua vita, e di quei momenti quando avevo otto anni io ricordo tutto, ricordo dov’ero, sotto il portico di casa nostra, ricordo il cantar di mia nonna dalla cucina, ricordo il mio povero babbo che entrava in casa con un secchio di latte, ricordo la sedia arancione su cui ero seduto, ricordo la polvere che c’era nel cielo io, allora, incantato dal libro, non ero per l’incanto estraniato dal mondo ero dentro nel mondo.

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Curve

21 gennaio 2014

L’altro giorno, mentre stavo guidando a gran velocità per presentarmi in perfetto orario all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, luogo nel quale avrei dovuto sostenere una serie di esami, a un certo punto, proprio mentre pensavo a com’è doloroso alzarsi alle sette di mattina, passando in una mezza curva ben precisa seguita da un semaforo, mi è venuta addosso una grande allegria. Allora ho pensato che tante volte sotto quel semaforo dell’incrocio per San Sisto io sono stato contentissimo.

Immediatamente mi sono chiesto come mai accada così spesso che nella mia vita esista questo sentimento di affetto così intenso per delle curve e dei semafori. Quasi sempre, quando sono stato in macchina con un ragazzo che mi piaceva molto, se era un ragazzo che mi piaceva veramente non ho potuto fare a meno di dirgli che stavamo passando in una curva che amavo moltissimo, e ho cercato sempre di fargliela apprezzare perché se non avessi detto niente mi sarei sentito uno che nasconde qualcosa.

Mi ricordo che un giorno stavo andando per la prima volta a prendere un mio amico, un ragazzo di una bellezza straordinaria, e per fortunata circostanza del caso sono passato in una grande curva in pendenza, di quelle da fare ai centodieci all’ora, una curva che non avevo dimenticato più, e in cui ero già stato in una bella sera di giugno.
Quella curva l’avevo cercata per cinque o sei anni senza mai trovarla perché confondevo una pedemontana con un fondovalle, e mi ostinavo a sbagliare sempre. Appena ho visto quel ragazzo gli ho detto subito che avevo ritrovato una curva che avevo cercato per degli anni, gliel’ho descritta, e ci siamo andati immediatamente perché anche lui mi ha detto che quel posto gli piaceva moltissimo.

Curve in auto.

Sensibile

3 dicembre 2013

Sei cambiato.
Cambio sempre, le dico.
Come mai?
Secondo me è una cosa che succede alle persone sensibili.
E tu sei una persona sensibile?
Sì. Ma in un modo diverso rispetto a come si intende normalmente la cosa.
Che quando si dice E’ una persona sensibile, lo si dice generalmente con due significati, uno positivo, uno negativo. Quello positivo, significa una persona dotata di una certa acutezza di spirito, uno che capisce le sfumature degli avvenimenti e dei comportamenti senza bisogno di parole o atti inequivocabili.
Quello negativo indica una persona debole, incapace di affrontare i problemi che nascono dai rapporti interpersonali.
E tu invece?
Io, un’altra cosa. Si dice, di uno che ha molto viaggiato o molto studiato, che ha la mente aperta.
Ecco, una persona sensibile, secondo me, è una persona che ha il sentimento aperto, che ha una forte reazione sentimentale a quello che gli succede intorno.
Questa persona, se vuole vivere in una società, deve imparare prima di tutto a essere flessibile. Perché quando il sentimento è aperto, poi entra di tutto. Allora, tenere tutto dentro, non si può. Che come ci sono dei pensieri talmente ossessivi che se restano nella tua testa ti possono fare impazzire, così ci sono dei sentimenti talmente strazianti che se li tieni dentro ti si apre la pancia.
Allora, se sei flessibile, la tua pancia diventa una specie di magazzino, dal quale entrano ed escono continuamente dei sentimenti.
E allora?
Allora quando entra un sentimento, nella tua pancia, ti cambia.
E quando esce un sentimento, dalla tua pancia, ti cambia.

Sensibile

5:15

27 giugno 2010

Cara C.,

tutta un’estate. Mi ricordo quei colori accesi, caldi, le  campagne bruciate, il bianco delle case, il blu irraggiungibile del cielo graffiato dalle unghiate degli aeroplani, l’azzurro accecante del mare, il verde dei fichidindia e l’aroma intenso di gelsomini. Il canto continuo delle cicale tutto il giorno e dei grilli tutta la notte. E quel nostro inseguirci per aeroporti e alberghi, quegli appuntamenti impossibili dalla Sicilia alla Svizzera, i chilometri d’autostrada, fare e disfare valigie con un solo pensiero: rivedersi ancora, chiuderci dietro la porta di un’altra camera di hotel e divorarci di baci. I nostri corpi affamati l’uno dell’altro. Tutto di nascosto.

E ancora di più ricordo i tuoi colori, il rosa delicato della tua pelle, il blu oceano dei tuoi occhi, il color grano selvatico dei tuoi capelli. Quei tuoi piccoli seni perfetti. Tu raggomitolata contro di me. Noi uno dentro all’altra. il tuo profumo. Le lenzuola attorcigliate la mattina. il disagio goffo di ogni addio, quel trascinare le valigie fuori della porta cercando di mantenere un’aria dignitosa. Tutta un’estate, senza mai doversi dire basta. Senza mai doversi giustificare di niente. E poi arrivò Settembre, e crudelmente si portò via quel nostro amore impossibile.

Cigno Bianco